Quando la NASA ha condiviso la prima immagine a campo profondo con protagonista al centro il gruppo di galassie denominato SMACS 0723, tutti gli appassionati di astronomia sono sobbalzati sulla sedia per l’incredibile dettaglio e il numero elevatissimo di corpi celesti e di lenti gravitazionali visibili.
Se SMACS 0723 si trova a circa 4,6 miliardi di anni luce dal nostro punto di vista, grazie all’effetto di lente gravitazionale abbiamo potuto osservare galassie posizionate sino a 13,1 miliardi di anni luce da noi. L’effetto di lente gravitazionale, in pieno accordo con la teoria della relatività generale, prevede che grossi corpi celesti come buchi neri e gruppi di galassie, siano in grado di curvare la traiettoria della luce in transito in modo analogo a quanto farebbe una lente ottica (un esempio lo vedete in testata), e qualcuno ritiene che tale proprietà possa essere sfruttata anche con corpi celesti di minori dimensioni.
Pensiamo ad esempio al nostro Sole e proviamo a immaginare di trovare il modo di utilizzarlo come una lente gravitazionale per l’osservazione di altri sistemi stellari ed esopianeti lontanissimi. Avremmo tra le mani una sorta di potentissimo telescopio naturale che aprirebbe a infinite possibilità di studio.