Secondo le simulazioni di un supercomputer giapponese, indossare una seconda mascherina sopra la prima sarebbe meglio, ma in fondo non farebbe poi molta differenza rispetto a indossarne una, della misura giusta, in modo corretto. Dunque, il supercomputer della NASA non è l’unico ad essere stato messo al lavoro nella lotta contro il coronavirus.
Lo studio è stato portato avanti da un gruppo di scienziati dell’Università di Kobe e dell’istituto di ricerca scientifica Riken, che hanno incaricato Fugaku, il supercomputer più potente al mondo, di studiare tramite un modello il flusso delle particelle virali proveniente da persone che indossano diversi tipi e combinazioni di mascherine.
I risultati sono visibili nell’immagine che segue: quella rossa è una mascherina chirurgica in tessuto non tessuto portata in modo lasco, poco aderente; quella verde è una mascherina dello stesso tipo ma della misura giusta, e quindi aderente al viso del soggetto; quella marrone invece è in poliuretano, e qui si vede portata sopra a una “verde” chirurgica della misura corretta.